LA LUNA DIETRO LE SPALLE

Ombre
lunghe
schiacciate
sotto l'arco
di Ponte Molino
divise per due

Volge a sinistra
il pensiero triste
verso Via San Fermo
Sciacqua la testa
nella gelida vasca
dell'acqua nervosa
davanti al negozio di fiori

NON E' UN NOTTURNO

Quegli enormi
occhi neri
struccati
bellissimi
stregati
bisognosi di riposo

Il fumo della sigaretta
il vento che tira
dietro l'angolo
ancora mal di testa

Tenti di sorridere
Una fumata dietro l'altra

ACCADDE UN GIORNO A PARIGI

Ciao
nella sua mente
Ciao pensò
Un gesto a metà
solo con la mano
Dietro la finestra
al settimo piano

Era l'addio

Addio da piangere
con l'anima
il cuore
Foglie secche per terra
rami nudi

IL SUO NOME NON ERA CARMEN

E siccome era sposata
ed aveva una bambina
mai dissi ad alcuno
il suo vero nome

Mi aveva amato tutta
un'intera notte
Sempre i nerissimi
lunghi capelli
sciolti
sul mio sudato viso

Parole-parole

PIOVEVA QUEL GIORNO SU PARIGI

Tondo quasi
lavato per bene
bianco e liscio
Trasparente
come gli occhi di una madre
Quel sasso

Sotto l'arco del ponte
accanto a Notre Dame
tanta acqua lo accarezzò
schiaffeggiò
Ma non si mosse

TI PORTERO' A PARIGI

Dopo il sole tramontato
al tredicesimo scalino di Montmatre
alle sette del pomeriggio primaverile

Ci saranno
come a Padova
ragazzi e ragazze che corrono
su e giù
ridendo
fotografandosi
abbracciandosi

STORIA DI UN GIORNO

C'era quel sole
d'agosto lontano
La gente rideva
sotto gli ombrelloni
I bambini facevano buche
La passerella in legno
dell'Hotel Regina
aiutava gli improvvidi
a non scottarsi i piedi
La sabbia era bollente

MADAME BOVARY AL MASCHILE

Improvvisamente
così
ed anche scioccamente
vennero gli anni
Quelli che pesano

Girata la pagina
due righe dopo
appena
tutto bianco
Un segno ornamentale al centro
diritto
oppure discontinuo

NESSUNO SI ACCORSE

Brilla
luccica
bianco
argentino
il pescetto
sulla deserta riva

Arriva Plotino
coi suoi pensieri
Schiaccia superbo
l'ultima speranza.

Padova 2 febbraio 2007

ORA E' MAI PIU'

Da subito
già deciso
Non sarai più
nei miei pensieri

Guardi
Sorridi
civettuola
illudi
prometti
anche a chi ti parla
vicino-vicino
dialetto di periferia

Oddio che soffrire
ancora

Tanti

QUINTETTO FANDANGO DI BOCCHERINI

Dentro la Panda
reclino sul volante
a bocca aperta
La radio ancora accesa

Nel buio del primo mattino
in mezzo a fittissima nebbia
un corpo finito
sconosciuto

C'era
negli occhi spenti
il volto di Viviane Romance

LA RUGIADA DEL PRIMO MATTINO

In piedi
sull'altalena
senza oscillare
Riccardo
distinse
le gocce cristalline
dalle mie lacrime
sparse sul prato

Ne fece note

Con rapido gesto
nascose il pentagramma
nella sua mente
di bambino

GENTE DI PERIFERIA

Sorride
sorpresa
arrossisce
al vago complimento
leggero
Finito il ballo
resta in pista
prende fiato
l'educata figura
semplice
piacevole
pulita

Ha ballato l'intero pomeriggio
con entusiasmo

L'APPUNTAMENTO

Dopo lungo
disperato chiedere
è arrivato
il giorno

Alle tre
passata la curva
appena dietro la casa diroccata
parcheggieremo le nostre auto

Di corsa
o lentamente
questo non so
ci saluteremo

LACRIME DEL MATTINO

Sorridi
Guardi
Parli
Osservo le tue labbra
Zuppo
di pianto nascosto
tremo

Va bene così
tu dici
Va bene così
Ma com'è possibile
Io sto soffrendo
Spero
Accetto tutto di te
Ti tocco
senza nemmeno sfiorarti

MERCATINO RIONALE

Vedrai
che forse
girandoti all'indietro
in mezzo alle bancherelle
palloncini colorati
gente che ti pesta i piedi
confusione leggera
mi scorgerai

Parrò un fuggiasco
nascosto
L'anima in gola

FUGGITI PER SEMPRE

Sulla spiaggia
a Cà Roman
un'anima sola
china
supina
pensa
Pensa pianissimo

Ecco si ferma
ascolta
la risposta del mare
racchiusa
nella bianca conchiglia
spezzata dallo zoccolo
di un cavallo eccitato

TURBAMENTI GIOIOSI E GRIDATI

Maria Montez
senza veli
si copre
pel vento ghiacciato
che arriva
dai monti vicini
Stringe il petto
si abbraccia
batte i piedi
Sorride
Denti bianchissimi
Spalanca quegli occhi
grandi
nerissimi

IL FARO DI ALESSANDRIA

E piano
pianissimo sento
voce portata dal vento
lontana
Maria invoca pace
chiede amore
piange davvero

Lingue di fuoco
più del sole
oltre
Cenere dei Libri

China
nascosta
scava Alessandra

PAURA NEL BUIO

Viene Norah Jones
a Montparnasse

Non posso crederci ancora
eppure
è vero
Lo specchio riflette
il volto
scoloriti capelli
fili di straccio
deboli
ineguali

Una volta erano biondi

Lento

CORAGGIO DI VIVERE

Se non ci fosse
quest'odio represso
indifferenza
bruttezza
silenzi antichi
pesanti
di pietra
Guarderei di sotto
fuori
dove la gente vive

Mi piacerebbe tornar bambino
od anche così
come sono

GLI ALBERI DI PIAZZA MAZZINI

Solo
dici
Mi rovesci addosso
tristezza
abbandono
il buio
di casa tua

Lei
sempre lei
Senza dirlo
a bocca chiusa
con gli occhi
parli

Ti ha lasciato
Non sai perchè
Che strazio
Abbandonato

C'ERA UNA VOLTA PARIGI

Seduto
anzi prima
cercando il fazzoletto
ho trovato la saccoccia
sfondata
Completamente vuota
Tutto quanto
con santa pazienza
insulsa
calorosa
avevo messo da parte
nonc'era più

I foglietti

LO SAPEVANO TUTTI

In giro si dicevano
tante cose
Qualcuno pensava
a bocca aperta
Teneva gli occhi chiusi
Incoffessabili desideri
confusi pensieri
Caldo soffocante
stivali nella fossa

Pareva insomma
uno di quei giorni

RICORDO

Nascosta
nelle pieghe
di una pagina
trasparente
di un consunto libro
ho trovato la bugia
che un bambino
pensò
la notte
prima di fare la comunione

La mattina
con un sasso
aveva rotto
il vetro della finestra

RITORNO DESIDERATO

L'azzurro dei tuoi occhi
il sorriso appena accennato
Labbra offerte
casti baci sul collo
il corpo tutto

Silenzio
lontano
enorme
ghiacciato
Perduti nella neve
senza paura
attendiamo la notte

SADDAN BOIA DEI CAN

C'era una volta
al mio paese
l'accalappiacani:
Largo
Basso
Con la testa grossa
Una frusta lunga
con il laccio

Aveva una testa così grossa
donde tutti lo chiamavano Teston

Girava di nascosto

DUE LEGGERE COSINE

Lucido
Bagnato per terra
Retaggio della notturna
fittissima nebbia
bianca come la neve
Attorno
vicino le mura esterne
del cimiterino
due figurine
in basso
lontane

Piccole sagome
dalla finestra del quarto piano

ESTATE

Picchia
riparte
ancora vola
Pare si accasci
poi
Schizzi perlacei
nel cielo
col sole che scotta
Corre leggero
il pallone
all'orizzonte
quasi alla fine
dell'immobile mare

Tom
ha calciato la punizione

DUE UOVA AL TEGAMINO

Mangia castagne
non toglie la buccia
Marlene Dietrch
Fuma
fuma sempre
Sotto il banchetto
nasconde le gambe
fasciate
bagnate di fresco
Il dolore dei vasi capillari
rotti
è vergognoso

Qualcuno

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