CONSIGLI DISATTESI

Alberi
ombre
rumori

Tutto avvolge
il buio della notte

Sarà primavera
tra qualche ora
Il sole scalderà
rasenti passi
Antiche mura

Sdraiati
allo sporco bar cinese
spettrali nottambuli

OCCHI TRA LA GENTE

Capelli lunghi
ordinati

Appena lavati
Non asciugati

Frangetta sulla fronte
Pare Juliette Greco

Avevamo venti anni

Seduta lontano
Cinzia
saluta
composta

Col braccio levato

La mano aperta

MINESTRA RISCALDATA

Tutta
la spiaggia vuota
negli occhi
Sola

Il piatto mare
aspetta l'estate

Come se fosse Fyby
a zampe larghe
la Rotonda

Quasi a secco
anche il pontile
regge sghembo
Bianco
stanco colore

SONO VENTI ANNI OGGI 11 aprile 2007

R I C O R D O B R E V E D I P R I M O L E V I

Non ha più voce
Chi ha ricordo
Dignità
deve sapere
che è morto per tutti noi
distratti

Sono oggi venti anni

LUCIDE MANIGLIE DEI PORTONI CHIUSI

Viole
archi continui
corrono
Prendono farfalle

Anna Menichetti
alle sei e quarantacinque
sospira
su RadioTre

Ascolto il buio
Intorno silenzio

Dormono tutti
chiusi nelle loro stanze
sotto le lenzuola

QUELL'ARIA DOPO IL TERREMOTO

Tagliati di corsa
i rossi capelli
Ci passa
ripassa le mani
A dita aperte
come carezze distratte
Li butta indietro
danno fastidio
Come i nervi
tutta l'investono

Sempre sorride
L'irrequietezza

ERA VENEZIA

Se vedete
scendere e salire
per calli
ponti
sfiorare antichi muri
quell'ombra spezzata
indecisa
non dite ad alcuno
di avermi visto
Sembravo io
truccato da Casanova
col mantello rubato

PENSIERO CAPOVOLTO

Alle undici
sciolsero le corde
Il suono delle campane
non giunse al mare

Scavava assorto
come dimenticato
buche sulla sabbia
Solo il bambino

Correndo a cavallo
la Marchesina Baviera
scansò

DUOLE IL CUORE

Corre una bici
per Via Beato Pellegrino
In senso contrario
veloce

Pancia scoperta
sfacciata
la ragazza
pedala rapida

Gonfia di gioventù

Pare pesi il cuore
d'improvviso
Fatico
non so

LA SORELLA DELLA LUNA

Ne manca un pezzo
a sinistra

Sbecchettata
Quasi l'avesse rotta Il Campanile
del Carmine
Stanotte

Adesso spia tra le finestre

Lenzuola
quasi fino a terra
Sul letto
di traverso
sfiniti

PALAZZO MALDURA

Ore sei
Ghiacciata appare
Tonda
Secca
Come la morte

Sospesa nel cielo
a pochi centimetri dal tetto

Tutta nuda
la luna
falsa e vera
come ogni fede
si fa mirare

Minaccia pensieri
timori

OPPRESSIONE

Lontano

A piedi
a cavallo
Sempre si spara

C'è anche chi muore

Occhi al cielo
Volti
sciacquati solo da lacrime
tanta polvere
invece

Non ci si lava

Mangiare

Papaveri e terra

IL RAGAZZINO IMBARAZZATO

Col libro in mano
pacchetto regalo
per i suoi dieci anni
Riccardo mi guarda

Volto delicato
occhi femminei
lunghe ciglia
belle
Pare la Sandra

Grazie
poco convinto
Un bacino sui capelli
lunghetti

ALBERO SENZA NOME

Risate
Ridere
od anche sorridere

Sulla tribuna
giovani mammine
chiacchierano

Fischiano
i cellulari

Lontano
nel campo
i figli
giocano a pallone

Unico

Copre la palestra
quasi
pieno di dignità

SINFONIA LONTANA-PICCOLA MESSA ARRIVA............

E' notte
ancora

Più tardi
molto più tardi
giorno verrà

Sarà
Non so come

Intanto copre
una voce sconosciuta
in francese
Le Foglie Morte
rumoroso
assillante
minaccioso
silenzio

NON LO DIRO' AD ALCUNO

Lungo i corridoi
le piene librerie
A sinistra il mio reparto
a destra quanto mi hai rubato

C'erano dischi
foto
ritagli di giornali
La mia vita nascosta
Ricordi
sparsi
divisi
nel tempo
Luoghi

CLARA DORALICE

Quel sorriso
dolce
colmo di tutto
Davanti all'ascensore
mi riempì con gli occhi

Tremante
le sue parole
arrivavano
ascoltavo
assorbivo

Madre
sorella
bambina

Quando la vedo
mi sento inadeguato

GLI AQUILONI DI KABUL

Seduti
ognuno col suo filo
teso
Sull'argine del Brenta
tanti colori
giocano nel muto cielo

Aspettano

Una lamentosa nenia
senza pianto
piano
piano
allaga

Ovunque

Viene più tardi
un camioncino

OGGI E' TORNATA NADIA

La ragazza
di Casarsa
dopo concorsi difficili
Prova e riprova
Non è convinta
soddisfatta

Assente
dal nostro posto di lavoro
da circa un mese

Ha suonato il campanello
sotto l'ombrellino

VOCE CHE LEGGE CALIGOLA DI CAMUS

Quel sorriso educato
arcuato
pare arcobaleno
Orecchini di perle
come occhi di Nausicaa
Profumate ciglia
di gioventù
Zigomi
bocca
immaginati
Capelli stirati
liberano
il volto

Ségolène Royal

GIORGIO CAPRONI SUONAVA IL VIOLINO

Lucido
posato sulla sedia
in cucina
l'archetto
sopra il tavolo

Pensava
poggiato alla finestra
senza vedere
panorama alcuno

Era da poco pensionato
maestro elementare

I bambini
l'avranno scordato

HO SCORDATO TUTTI I NOMI

Tardi

Dove non trova
la svanita goccia
posto
compagnia

Stitici pensieri

Luci di città
spente adagio
di nascosto
Silenzio
respiro fresco
violento

Da tremare

Pochi

Nessuno in giro

REGALI SGUARDI DESIDERI PENSIERI. LA PICCOLA VITA SARA'

Come due vecchi amici
ce ne andremo
piano
piano

Senza fretta
sficcanasando
in giro
per le zone pedonali

Attraverseremo Ponte Molino
un salto alla Wiennese
Piazzale Mazzini
Via Beato Pellegrino

CORSIA DELLE APPESTATE

Lamenti
pianti nel buio

Vergognosi
Gialli
di morte

Mamme
buttate per terra
Puzza
di sangue e latte

In fondo
lontano
giù
sabbia e vento
dal finestrone senza vetri
arrivano

Leggera e bagnata

IL TEMPO SI E' FERMATO

Corti capelli
alla maschietta
Jeans fasciati

Statura forte
elastica
ridente

Balla
a passi lunghi
guida la danza
stringe le cosce
Sicura

Giovane

Si può guardare
solo di nascosto
Che ti consuma

UN PANINO IMBOTTITO E COSI' VIA

Copertina blu
come i capelli
della Signora
Carta
debole
incerta
crespata un poco

Foto
in bianco e nero
sfocata
Da dopo guerra

Vicini
un uomo
una donna
Guardano l'obiettivo

LA PIPI' ADDOSSO

Piano
scrivo lento
Penso a ritroso
Mi manca il cappello

Faticano i ricordi
ad arrivare
Il sangue va piano
Confondo

Rido
indifferente
offeso
distratto

In questi giorni
arriva il saldo

LA PIEGHETTA NON C'E' PIU'

Dalla finestra aperta
è volato via
Era il ferro da stiro
mutato in bianca colomba
Ora è lassù fra le nuvole
ed anche più in alto

Stupita
Sandra mi guarda
Sente Riccardo che chiama
sotto in cortile

MADAME ROYAL

Si presentò
con un vestito bleu

Elegante
come la Signora dai Capelli Turchini

Sguardi
finzioni
sorrisi

Dopo le dovute presentazioni
strette di mano
piacere
piacere

L'orchestra cominciò le prove

QUANDO TORNERO' DA PARIGI

Ti prendero' per i polsi
Ci morderemo
leccheremo
come cani picchiati

Odorerò tutto il corpo

Su e giù
mirerò le cosce
divaricate
turgide
dipinte
Sfiorerò
solo
le forti
strette caviglie

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